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Metalmeccanica, ancora crisi. Cisl: perse le aziende migliori Il segretario Monticco contro la grande industria: «Ha distrutto la filiera produttiva».
Ben 620 aziende del comparto coinvolte dalla crisi con oltre 14mila dipendenti, circa la metà del totale, interessati dagli ammortizzatori sociali. Quasi 9 milioni di ore di cassa integrazione nel 2009 a fronte degli 1,6 milioni del 2008, nonchè il netto peggioramento registrato nel marzo scorso. Sono i numeri del settore metalmeccanico regionale, forniti ieri dal direttivo Fim Cisl del Fvg riunitosi ieri a Pordenone. Dati che secondo il sindacato segnalano che la crisi non è alle spalle e di certo il comparto metalmeccanico non ne uscirà meglio di come ci è entrato. Tutto ciò nonostante "qualche timidissimo segnale di ripresa della siderurgia". Una situazione grave, ma che secondo il sindacato presenta situazioni differenziate nelle diverse zone della regione. Se, infatti, l'Alto Friuli ultimamente soffre meno, avendo già pagato dazio in passato, altri territori appaiono fortemente penalizzati e con alcune situazioni a rischio. Particolarmente preoccupanti, secondo i rappresentanti dei lavoratori, sono la probabile "perdita secca" di mille posti di lavoro nella filiera degli appalti di Fincantieri o alle decisioni in bilico sul futuro di Eaton e Carraro; resta poi alto il rischio sull'area tecnologica giuliana (Alcatel, Telit) accanto al progressivo depauperamento da parte della Regione del patrimonio umano e di conoscenze di Insiel; gravi difficoltà, infine, continuano a registrarsi nei settori dell'elettrodomestico, dell'automobile e dei condizionatori. Molto severa l'analisi del segretario regionale della Fim Cisl, Alberto Monticco secondo il quale: "La grande industria ha definitivamente distrutto la filiera produttiva disperdendo le aziende qualitativamente migliori, ad alto valore aggiunto, rispettose dei contratti. Oggi - ha rincarato la dose - ci troviamo con alcuni territori dove è totalmente assente l'imprenditoria locale, sostituita da multinazionali che lasciano sul posto dirigenti senza deleghe decisionali, affiancate da associazioni industriali senza spinta propositiva". Per far fronte alla crisi, secondo Monticco la chiave di volta sono percorsi formativi orientati alla ricollocazione dei lavoratori, una corretta gestione del credito, la risoluzione del problema delle bonifiche per rendere disponibili nuovi siti industriali, l'apertura del tavolo sull'energia a livello regionale, l'istituzione di un assessorato regionale all'Industria. "Occorre accelerare - ha concluso il segretario nazionale della Fim, Giovanni Farina - sui temi dello sviluppo, producendo scelte di prospettiva, investendo risorse. Gli incentivi dati sino ad oggi non ci hanno messo sulla strada giusta: occorrono scelte di politica industriale lungimiranti". (lm)
Mercoledì, 19 Maggio 2010 - 11:11
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