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Udine. Ieri mattina l'agente ha ucciso un pastore tedesco legato con una catena nei pressi di un'abitazione

Cane abbattuto nel campo rom: a sparargli 6 colpi un poliziotto.

Un pastore tedesco di due anni e cinque mesi freddato da sei colpi di pistola esplosi dalla pistola di ordinanza da un poliziotto nel corso di un servizio di controllo ordinario. È successo ieri poco dopo le 14 nel campo nomadi di via Monte Sei Busi a Udine, dove si sono creati lunghi attimi di tensione fra i suoi abitanti e le forze dell'ordine in seguito all'episodio. La questura di Udine ha riferito che si è trattato di un'inevitabile reazione di difesa del poliziotto a due tentativi di aggressione consecutivi da parte del cane, ma tutt'altra versione è quella emersa dalle testimonianze degli abitanti del campo che hanno assistito a quanto accaduto.



"Il cane mi dava fastidio di notte» avrebbe riferito il poliziotto con ancora in mano la pistola fumante, di fronte alla reazione di rabbia dei proprietari del pastore tedesco, una coppia di 50enni assieme al figlio, richiamati sul retro delle propria abitazione dal tuono del primo colpo. «Non sparare!» è quello che avrebbero detto altri nomadi che si trovavano nei paraggi all'agente che, dopo aver esploso il primo proiettile che si è rivelato letale, avrebbe premuto il grilletto altre cinque volte puntando l'arma verso il corpo inerme dell'animale. Molte delle persone residenti nel campo dicono di conoscere per nome e cognome il poliziotto, il quale rivestirebbe il grado di ispettore capo, perchè molto spesso impegnato nei controlli notturni del campo e sottoscrivente di diverse denunce a carico di alcuni abitanti della baraccopoli. Davanti al cane immerso in una pozza di sangue, la coppia di proprietari 50enni ha reagito aggredendo verbalmente il poliziotto. Ne sarebbe nato un violento litigio con tanto di spintoni nel corso del quale, sempre secondo quanto riferito dai nomadi del campo, l'agente avrebbe messo in scena un tentativo di dissimulazione. Nella foga del momento, avrebbe buttato volutamente le proprie manette in una grossa cassetta di plastica situata nei pressi del luogo dove era legato il cane. L'altro poliziotto di pattuglia, intervenuto per tentare di sedare i bollenti spiriti, avrebbe poi finto di trovare le manette e accusato i due nomadi di aver cercato di rubarle. I due agenti sarebbero poi riusciti ad allontanarsi per andare in ospedale, dove il poliziotto che ha ucciso il cane si è fatto refertare alcune unghiate lasciategli dall'animale. Nel frattempo la famiglia di nomadi ha chiamato i carabinieri che, intervenuti sul posto, hanno richiamato al campo la pattuglia di poliziotti per ascoltare anche la loro versione. Si sono riaccese le tensioni fra un gruppo di nomadi e l'agente: anche questa volta, fortunatamente, la rabbia non è sfociata in violenza. «I proiettili potevano rimbalzare sull'asfalto e uccidere uno dei nostri figli!» è quanto gridato da alcuni nomadi al poliziotto. Poco dopo, l'auto di servizio con a bordo i due agenti si è allontanata, sotto le grida "assassino" rivolte dai bambini del campo, fomentati dai genitori. La padrona del cane, che si chiamava "Lampo", ha detto di averlo comprato per 800 euro in un allevamento friulano e che l'animale era in regola, con tanto di documenti e microchip.


Martedì, 27 Luglio 2010 - 09:10