Fuochi epifanici: tradizione regionale

Il giorno 6 gennaio, conosciuto come il giorno della Befana, si sta avvicinando.

Un po’ di attesa, ed anche un po’ di malinconia forse per qualcuno, d’altronde si sa che l’Epifania tutte le feste porta via.

I bambini però aspettano con grande trepidazione questo giorno e non vedono l’ora di poter vedere cosa troveranno all’interno delle loro calze: dolcetti oppure carbone? Chi lo sa.

Ma non solo questa la tradizione del giorno della Befana. Infatti in tutta la regione del Friuli Venezia Giulia, ed a dire il vero anche in moltissime altre regioni d’Italia, vi è la tradizione dei fuochi epifanici e il gran falò per bruciare una finta Befana.

Anche quest’anno si terranno queste tradizioni in tutta la regione, d’altronde le radici di queste feste sono talmente lontane che non si possono proprio spezzare.

Pensate che la tradizione dei fuochi alla befana risalgono addirittura al periodo celtico.

In Friuli questo evento prende diversi nomi. In generale si chiama pignarul, ma nel Friuli occidentale ad esempio lo si chiama anche panevin e si tiene luogo il 5 gennaio. Nella Bassa Friulana invece prende il nome di fughera.

Ma perché esistono queste tradizioni?

Si dice che sia un rito propiziatorio per far si che l’anno appena iniziato sia prospero e privo di disgrazie. Anzi, alcune città del Friuli hanno anche alcune credenze specifiche che fanno capire l’andamento dell’anno a seconda dell’andamento del fumo e del fuoco.

Arpa del Friuli ha però dettato alcune regole per far  si che l’aria sia sempre il più respirabile possibile e la salute dei cittadini sia sempre al primo posto.

Per i giorni che vanno dal 5 al 7 gennaio sono da evitare i falò casalinghi.

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