Gli istituti professionali stanno per cambiare volto. È quanto auspicato dal Ministero dell’istruzione, rappresentato in questo caso dal sottosegretario Gabriele Toccafondi, che mira con le deleghe attuative della Buona Scuola a modificare alla radice la struttura e le caratteristiche principali dei professionali di tutta Italia.

Si tratterà di modifiche necessarie per rendere più moderna una classe di studi che negli ultimi decenni ha cominciato a perdere colpi anche nei due indirizzi più richiesti, l’Alberghiero e l’Agrario, con sempre meno richieste di iscrizione, tassi di abbandono arrivati al 35% e percorsi lasciati a metà.

Le novità più interessanti, firmate dalla Ministro Fedeli, firmate dal Consiglio dei Ministri e presentate nei giorni scorsi al Parlamento per i pareri, riguardano soprattutto l’impostazione assunta finora dai professionali, ritenuto ormai troppo “teorica” e “quasi da liceo”.

buona scuolaLe nuove linee guida dovrebbero condurre a un ritorno alle origini, ad un maggior approccio pratico, che è poi la base da cui si è partiti per la creazione di simili istituti. Per raggiungere un simile risultato, si modificherà l’organizzazione delle ore e si potenzieranno ulteriormente le attività di laboratorio.

Ma entriamo più nel dettaglio e vediamo come cambieranno i professionali dopo la riforma. La suddivisione degli anni sarà impostata su un 2+3, con un trienno in cui ci si concentrerà molto di più sulle materie di indirizzo e sulla pratica.

Gli istituti professionali avranno comunque molte ore di materie cosiddette “generaliste”: nel biennio queste saranno 1.188 su 2.112, mentre si potrà destinare fino a 264 ore alla “personalizzazione” degli apprendimenti, con progetti formativi individuali.

Le altre 924 ore saranno invece di indirizzo e comprenderanno del tempo (almeno la metà delle ore) da destinare ai laboratori. Nel triennio, su 1.056 ore totali, 594 saranno caratterizzate da una netta propensione all’aspetto “pratico”, mentre altre 462 ore saranno dedicate all’istruzione generale.

Sarà inoltre potenziata l’alternanza scuola-lavoro: grazie all’autonomia scolastica, gli istituti potranno infatti “modificare il piano orario, fino al 35% del totale, e introdurre per esempio una materia legata all’oreficeria, al calzaturiero, alla pasticceria bianca, se si trovano in distretti produttivi che lo giustificano”, spiega il sottosegretario Toccafondi, che poi prosegue: “si è puntato a rafforzare l’identità dell’istruzione professionale, attraverso l’istituzione di indirizzi di studio ispirati a un moderno concetto di occupabilità, riferito non a singoli mestieri, ma ad ampie aree di attività economiche”.

La Buona Scuola quindi prosegue con il suo lavoro di netta riforma. Vedremo nei prossimi mesi quali saranno gli effetti per gli istituti professionali.