Arta: finalmente il caso è chiuso

Controllo straordinario della Polizia

Era l’anno 2017 quando i carabinieri del comando di tutela patrimonio avevano scoperto un piccolo museo clandestino ad Arta Terma.

Il creatore di quel luogo era un cinquantenne nato e vissuto sempre in quel paese, e che aveva scoperto come fare i soldi in modo losco ed illegale.

A dire il vero, i malintenzionati erano ben tre, ma il tutto partì da quest’ultimo, di cui, per correttezza e rispetto della privacy, non faremo il nome.

La collezione racchiudeva molti tesori ed oggetti antichi risalenti ad epoche storiche molto diverse.

Un vero bottino economico, ma soprattutto storico e culturale.

Ad esempio, furono sequestrati: un pugnale risalente al medioevo, 16 dardi romani, 18 monete della Serenissima Repubblica di Venezia, nove anelli del medioevo, 41 pallini di piombo antichi, sei medaglie d’oro con collocazione storica attorno il XIX secolo.

L’uomo, insieme ai suoi soci, usava due metal detector per cercare in diversi territori i beni storici e culturali.

Niente di sbagliato in tutto ciò. Solo che, quando una persona trova un qualcosa di storico è legalmente obbligato a consegnarlo ad un ente competente in quanto, il reperto, fa parte del patrimonio culturale dello stato, ed ha solo 24 ore di tempo per farlo.

Inoltre, è ben ricordare che, la ricerca deve sempre essere autorizzata dal Ministero per i beni culturali.

Non fare ciò equivale ad un reato e proprio nella giornata di ieri si è conclusa la faccenda con l’ultimo processo.

La condanna per l’uomo, ed i suoi aiutanti era del tutto scontata e le indagini sono ora finalmente chiuse.

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